Game Changers al museo MoMu di Anversa

Una rassegna sulla moda di ieri e di oggi creata da couturier e stilisti d’avanguardia: Game Changers – Reinventing the 20th-Century Silhouette

La mostra Game Changers – Reinventing the 20th-Century Silhouette, inaugurata al museo MoMu di Anversa il 18 marzo scorso e aperta fino al 14 agosto 2016, è un interessante studio sui couturier e gli stilisti più innovativi del passato e del presente, i quali hanno sperimentato o sviluppato le loro tecniche guardando al futuro, hanno ricercato nuovi materiali e ideato nuove forme reinventando la silhouette classica, stabilendo così nuove interazioni tra abito e corpo.
Rivoluzionando il concetto della moda, questi stilisti-designer si sono trasformati da trendsetters a game changers: sono loro che hanno cambiato il gioco della moda e di conseguenza la visione della gente comune, e sono sempre loro che stabiliscono cosa può essere effettivamente considerato moda. I tratti caratteristici del lavoro degli stilisti scelti per questa esposizione sono inedite combinazioni di design ispirate a culture dell’Est e dell’Ovest del mondo che danno vita a forme spaziali fluide che avvolgono il corpo senza costringerlo.

 

Game ChangersUltimate Abstraction, Game Changers – Reinventing the 20th-Century Silhouette

 

Ma per meglio comprendere il tema della mostra Game Changers bisogna considerare quattro elementi fondamentali che definiscono l’arte e il design di avanguardia: forme e/o estetica senza precedenti, utilizzo di nuovi materiali e tecniche, una nuova concezione della natura dell’opera, che in questo caso si riferisce all’abbigliamento, e infine cosa può essere realmente considerato un’opera d’arte. E proprio in base a queste premesse, è avvenuta la selezione per la rassegna degli abiti esposti al MoMu: hanno superato il test solo i modelli dei couturier e degli stilisti che con la loro creatività hanno dimostrato di essere i pionieri della moda di avanguardia.
Il percorso espositivo si snoda attraverso 18 sezioni che analizzano gli abiti creati da couturier e stilisti di diversa provenienza e formazione. Si inizia con la sezione Tiger’s Leap dove vengono messe a confronto creazioni di due epoche diverse: un abito da sera in taffetà della collezione A/I 1953-54 del couturier spagnolo Cristóbal Balenciaga e un abito lungo senza maniche in jersey della collezione P/E 1997 della giapponese Rei Kawakubo, stilista e ideatrice di Comme des Garçons.

 

Game ChangersMaison Martin Margiela S/S 1989, photo Tatsuya Kitayama

 

Nella seconda sezione Balenciaga Icons sono esposti 6 abiti di diverse collezioni del couturier ed è presente un video d’epoca che mostra uno dei suoi modelli più famosi: l’abito sacco lanciato nel 1957. Sono 14 i modelli esposti nella sezione Kimono, celebrazione dell’abito tradizionale giapponese interpretato dai più grandi sarti dello scorso secolo come Paul Poiret e Madeleine Vionnet, grande collezionista di kimono e stampe ukiyo-e che hanno profondamente influenzato il suo lavoro. A questi sono stati accostati abiti di stilisti contemporanei come Kenzo, Bruno Pieters e la Maison Martin Margiela.
Segue poi la sezione A Free Silhouette, che espone abiti dai volumi ampi realizzati con morbide sete fluttuanti che lasciano assoluta libertà di movimento al corpo, e Classical Inspiration, la sezione che raccoglie abiti drappeggiati ispirati all’antica Grecia e allo stile impero. In questa sezione sono esposti anche l’abito Peplos di Mariano Fortuny del 1914 e un modello della collezione Pleats Please di Issey Miyake del 1998.

 

Game ChangersCristóbal Balenciaga A/W 1958, photo Tom Kublin, Courtesy Balenciaga Archives

 

Oversized Volumes è la sezione dedicata ai volumi generosi come l’ampio cappotto di Yohji Yamamoto e l’abito in seta stampata di Ann Demeulemeester. 8 modelli sono esposti nella sezione Two Dimension che comprende abiti realizzati dagli stilisti seguendo la logica estetica della geometria bidimensionale, mentre 14 modelli, scelti tra quelli creati da Jean Patou, Chanel, Madeleine Vionnet, Cristóbal Balenciaga, Callot Soeurs, André Courrèges, Rudi Gernreich, Ann Demeulemeester e dalla Maison Martin Margiela, fanno parte della sezione The Straight Line dove le linee dritte e gli abiti tunica sono protagonisti. Rethinking The Body è la sezione che raccoglie 18 abiti che raccontano perfettamente la sperimentazione della forma e la rielaborazione dell’abito compiuta dalla giapponese Rei Kawakubo, dall’artista e stilista britannica Georgina Godley e dalla stilista spagnola Sybilla.

 

Game ChangersComme des Garçons A/W 2012-13, photo Mark Segal, model Monika Sawicka

 

La decima sezione dal titolo Human Sanctuary è la più suggestiva della mostra: qui è proiettato un video olografico diretto dal fotografo Daniel Sannwald che mette al centro del palcoscenico di Game Changers il corpo umano. Interprete della video performance è la modella belga Hannelore Knuts che indossa abiti dell’archivio di Balenciaga, Issey Miyake, Ann Demeulemeester, Maison Martin Margiela e Comme des Garçons.
From Waist To Shoulder è la sezione che pone l’attenzione sulle spalle e il collo dell’abito che i grandi stilisti della storia hanno più volte enfatizzato rispetto al punto vita creando delle vere e proprie sculture di tessuto. La sezione Technical Mastery celebra l’arte di Balenciaga, soprannominato da Hubert de Givenchy l’architetto della Couture proprio per la sua capacità sartoriale di plasmare il tessuto in forme perfette.

 

Game ChangersGeorgina Godley, Sport Couture A/W 1990, photo Georgina Godley

 

La tredicesima sezione, Seen From The Back, mette in evidenza il retro dell’abito e pone l’accento sulla grazia della silhouette femminile. Questo tema è ispirato alla tradizione giapponese che considera la nuca una delle parti più sensuali del corpo della donna. Infatti il kimono ha lo scollo più profondo sul dietro proprio per lasciare in vista la nuca. Inoltre viene chiuso dall’obi, l’alta cintura a fascia fissata dietro la schiena con un grande nodo, che mette ancor di più in evidenza il retro dell’abito. E Balenciaga, come si può evincere dall’abito da sera rosa del 1965 esposto alla mostra Game Changers, si ispira chiaramente al gusto tradizionale giapponese.

 

Game ChangersComme des Garçons A/W 2012-13, photo Sophie Delaporte

 

Exploring The Sleeve pone l’accento sulle maniche, una vera e propria ossessione per Balenciaga sempre alla ricerca della perfezione stilistica. In questa sezione sono esposti gli abiti più particolari realizzati con maniche voluminose e dalle forme non convenzionali.
Il tema del cerchio pensato come una figura geometrica senza inizio né fine, è rappresentato nella sezione The Circle As A Shape con gli abiti di Issey Miyake, Yohji Yamamoto, Maison Martin Margiela e Comme des Garçons, mentre il tema Cocoon raccoglie modelli dalla cosiddetta linea a botte creati da Balenciaga già negli anni Quaranta e che gli stilisti del prêt-à-porter contemporaneo come Sybilla, Romeo Gigli e Iris van Herpen, hanno più volte e in più modi reinterpretato.

 

Game Changers Ann Demeulemeester S/S 2009, photo Dan & Corinne Lecca

 

La penultima sezione è dedicata al Babydoll, la sua forma a trapezio è stata resa celebre fin dagli anni Cinquanta soprattutto per le sue versioni più trasparenti indossate dalle celebrità del cinema. Ma in mostra sono esposti 7 abiti che vogliono raccontare quanto e come gli stilisti in diverse epoche siano stati ispirati da questo modello per realizzare gli abiti delle loro collezioni.
Chiude il percorso espositivo di Game Changers la sezione Ultimate Abstraction dove sono esposti alcuni capolavori della storia della moda passata e recente. Come Le Chou noir, l’abito di Balenciaga del 1967, Escapism, l’abito realizzato in plastica a 3D di Iris van Herpen del 2011, The horn of plenty, l’abito del 2009 creato da Alexander McQueen, o Before minus now, l’abito conico di Hussein Chalayan.

 

Game ChangersIssey Miyake 1990-2015, photo Francis Giacobetti

 

Il museo MoMu è ormai un’istituzione e un importante punto di riferimento per chi studia o semplicemente ama la moda. Due volte all’anno presenta una nuova mostra a tema che racconta storie e protagonisti della moda, attingendo dalla propria collezione, che conta più di 25.000 pezzi, e grazie al contributo di collezionisti privati e istituzioni internazionali.
Il museo si trova nell’edificio del ModeNatie nel cuore del distretto della moda della città di Anversa, il quale ospita anche il Flanders Fashion Institute (FFI), dipartimento moda della Royal Academy of Fine Arts – Artesis Hogeschool Antwerp.
La città è famosa in tutto il mondo per aver lanciato importanti stilisti, tra i più noti Martin Margiela e il gruppo Antwerp Six composto da Walter van Beirendonck, Ann Demeulemeester, Dries van Noten, Dirk Van Saene, Dirk Bikkembergs e Marina Yee che si diplomarono tra il 1980 e il 1981 alla Royal Academy of Fine Arts, periodo in cui insegnava Linda Loppa, un’autorità internazionale nel campo della formazione moda, oggi Adviser Strategy & Vision al Polimoda di Firenze.

 

www.momu.be

 

Immagini gentilmente fornite dal museo MoMu

 

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